• Via Monari, 2 42122 Reggio Emilia (RE)
  • + 39 0522 551472
  • bearplast@pec.it

“Stampi e stampaggio”

PLAST DESIGN “Stampi e stampaggio”

LA CONSULENZA E LO STUDIO DELLE APPLICAZIONI PLASTICHE QUALE
VALORE AGGIUNTO DI UN SERVIZIO DI STAMPI E STAMPAGGIO ORIENTATO ALLA RISOLUZIONE DEI PROBLEMI.
Scarica l’articolo Plastics Specialists

Se innovazione significa avanzate prestazioni durevoli nel tempo la risposta è un partner specializzato nell’ottenere il meglio dai materiali polimerici.

 

 

Leggi

PLAST DESIGN

PLAST DESIGN “Il know-how dei polimeri”

icon-pdf-80x80Plastic design BEAR PLAST in copertina

Se innovazione significa avanzate prestazioni durevoli nel tempo la risposta è un partner specializzato nell’ottenere il meglio dai materiali polimerici.

Leggi

Arturo Bedogni e Bear Plast

L’imprenditore Arturo Bedogni, 70 anni, è fondatore e presidente di Bear Plast srl di Reggio Emilia, azienda che progetta e realizza componenti plastici tecnici con elevati standard di servizio e qualità, conta 35 addetti ed è condotta unitamente ai figli, Lorella e Marco coniugando radici e innovazione.

Una storia imprenditoriale tipica nella nostra terra e “normalmente eccellente”, sviluppatasi da uno spin off delle officine reggiane dove il padre ha lavorato durante la guerra e da dove è uscito il primo socio, con il quale nel 1959 fondò una piccola azienda meccanica.

La formazione tecnica e la passione per la tecnologia e l’elettronica lo ha portato a costruirsi da solo la prima radio e la prima televisione, come pure la sua prima pressa per stampaggio di materie plastiche ad iniezione.

Questa capacità nel fare e nell’innovare lo pone di diritto tra i pionieri “meccatronici” del nostro tessuto imprenditoriale. Nel 1975 fonda Bear Plast, azienda che si è consolidata e rinnovata riuscendo così ad affrontare e sfidare anche l’attuale congiuntura economica.

Come chiave del successo registriamo la costante attenzione al tema della ricerca e della formazione.

Lo troviamo ad esempio già negli anni ‘80 unico in Emilia Romagna tra i fondatori del CESAP (Centro Europeo di Sviluppo Applicazioni Plastiche) e tra i soci rifondatori dell’Ateneo Reggiano in Reggio Città degli Studi.

Leggi

Bedogni su “Stampa Reggiana”

L’imprenditore del mese – Arturo Bedogni, Presidente di Bear Plast srl di Reggio Emilia

“Serve ridurre l’Irap per consentire alle imprese di reagire alla crisi”.

Una proposta per il premier Monti: tetto massimo al 50%

di Ercole Spallanzani

Arturo Bedogni, Presidente di Bear Plast srl di Reggio Emilia (azienda attiva nel settore dello stampaggio materie plastiche per conto terzi), è da anni impegnato in prima persona per sensibilizzare l’opinione pubblica e la classe politica sul problema del carico fiscale che opprime le piccole e medie imprese limitandone la competitività e, in questo grave momento congiunturale, la stessa sopravvivenza e capacità di reagire alla crisi.

In particolare l’attenzione di Bedogni si è concentrata sull’Irap: l’imposta regionale sulle attività produttive.

Studi effettuati da Confapi pmi Reggio Emilia – l’associazione di categoria a cui la sua azienda è associata da 20 anni – hanno dimostrato arriva a incidere sugli utili ante-imposta in media del 57%, ma raggiunge in diversi casi anche picchi del 90%.

L’imprenditore spiega: Il neo premier Mario Monti è il destinatario della lettera che sto preparando, affinché inserisca tra le priorità della sua azione e del suo mandato una revisione urgente dell’impianto dell’Irap. Inoltre ho appreso da articoli di stampa che il Ministero dell’Economia, dicastero che Monti ha mantenuto da interim, sta per mettere online il nuovo sito in cui sarà inserita una sezione per le segnalazioni delle piccole e medie industrie e anche lì farò sentire la mia voce.

Sono anni che lei combatte questa battaglia:
E’ dalla fine degli anni ’90, quando era Ministro delle Finanze Vincenzo Visco, che impugno carta e penna e sottolineo il problema alle istituzioni competenti. Da Eugenio Scalfari di Repubblica, all’ex presidente reggiano Romano Prodi, passando per Fassino, Rutelli e molti altri: a tutti sottopongo la questione, portando dati concreti e proposte altrettanto concrete, ma nulla. Tutti dicono di capire la gravità della questione, ma non apportano correttivi. Mi auguro che stavolta, grazie ad un governo tecnico, sia possibile fare qualcosa finalmente.

In termini di perdita di competitività quali sono gli aspetti che limita fortemente?

Erodendo le risorse disponibili l’Irap limita fortemente la possibilità di garantire nuova occupazione, soprattutto giovanile, un tema estremamente sentito in questa fase economica che vede il tasso di disoccupazione e degli ammortizzatori sociali come un’emergenza. Meno fondi, meno investimenti: è inevitabile. E questo incide anche sugli adeguamenti alle normative sulla per sicurezza e sull’innovazione di prodotto e di processo.

L’Irap inoltre ha un’incidenza diversa a seconda della dimensione delle imprese.

E’ un dato di fatto che le Pmi soffrano maggiormente del carico fiscale rispetto alle grandi imprese e comunque ci sono disparità tali tra le imprese che non sono tollerabili, così si va ad incentivare il sommerso, una piaga sociale che colpisce tutti indistintamente levando risorse ai servizi di cui tutti i cittadini usufruiscono.

Cosa ha intenzione di proporre a Monti?

Premetto: i tagli alla spesa pubblica vanno bene, ma bisogna lavorare anche al volano dello sviluppo. Motivo per cui faccio quella che per qualcuno potrebbe essere una provocazione: un tetto massimo per l’Irap al 50%.

Leggi

Intervista a Marco Bedogni

«Per la nostra azienda il 2010 è stato un anno positivo. Il trend registrato nei volumi fino allo scorso settembre è paragonabile a quello della prima metà del 2008, sebbene i livelli precrisi non siano ancora stati raggiunti. Le recenti turbolenze finanziarie hanno invece generato apprensioni che potrebbero portare a una contrazione degli ordi- ni nel breve periodo. Resta da chiarire se questa frenata sarà riconducibile alla situazione contingente oppure a ragioni strutturali. Propendo per la prima ipotesi, sebbene l’effetto pratico sarà il prolungamento di una crisi che non ha avuto carattere settoriale, né dimensionale».

E proprio in virtù dell’universalità di questo stato di sofferenza, secondo Marco Bedogni le prospettive di sviluppo non mancano.

«Il saldo tra imprese in crescita e in difficoltà permarrà probabilmente negativo. Ma quelle che riusciranno a garantire un buon rapporto tra qualità e prezzo, proponendosi anche sui mercati esteri, hanno ottime possibilità di farla argomenta.

Qualità, servizio, sicurezza, integrazione tra sicurezza e ambiente rappresentano i prerequisiti essenziali affinché un’azienda piccola come la nostra si proponga come partner per importanti player, non necessariamente italiani. E un utilizzo migliore della rete internet potrebbe giovare in tal senso».

Export come volano per gli affari, dunque. Ma individuare delle opportunità nel mercato italiano è ancora possibile. «Occupando spazi lasciati da imprese che hanno purtroppo cessato l’attività o hanno orientato il proprio business» spiega Bedogni.

Un atteggiamento proattivo diventato un must da almeno dieci anni: e che va abbinato all’ottimizzazione delle risorse interne «Necessaria per qualificarsi agli occhi di potenziali partner sul mercato globale, dal momento che reperire del personale tecnico altamente qualificato è molto difficile».

Intervista a Marco Bedogni

 

Leggi

Ricambio generazionale

Ricambio generazionale: opportunità o problema?

Il ricambio generazionale nelle aziende di famiglia è una questione d’attualità sempre più stringente, e la staffetta tra padri e figli è tutt’altro che una semplice formalità.

Alcuni esponenti del mondo delle materie plastiche italiano hanno raccontato la propria esperienza in merito durante la tavola rotonda del 23 giugno moderata da Nicoletta Boniardi e Amerigo D’Aloisio (nel video), rispettivamente redattore e membro del comitato tecnico-scientifico di Plastix.

Ne emerge una visione d’insieme su problematiche e opportunità connesse al fenomeno: la scelta del momento più giusto per il passaggio delle consegne, il percorso di preparazione più adeguato per gli “eredi”, l’eventuale ricorso a figure professionali esterne che facilitino la transizione, senza escludere la possibilità che i fondatori possano ritagliarsi spazi nuovi una volta compiuta la successione.

Articolo tratto da PLASTIX

Leggi

Di padre in figlio

Non si tratta di un problema di età, ma solo di cessione del comando.

Stiamo parlando della staffetta tra padri e figli, un problema che nel contesto italiano attuale sta assumendo dimensioni tutt’altro che insignificanti, dal momento che la classe imprenditoriale, che tra la metà degli anni Cinquanta e la metà dei Settanta ha dato vita al tessuto industriale nazionale, si sta avviando alla conclusione fisiologica della propria esperienza lavorativa. Il fenomeno, che secondo alcune stime nel decennio 2000-2010 ha coinvolto il 50% delle imprese del paese, è aggravato dalla crisi in atto, che sta accelerando ogni dinamica aziendale in bilico tra la necessità di sopravvivenza e la ricerca di prospettive future.

Si tratta indubbiamente di una situazione delicata, che diventa addirittura critica in un tessuto industriale nazionale come quello italiano, costituito per il 98% da piccole imprese con una struttura organizzativa a marcata connotazione familiare, che rende meno praticabili soluzioni adottate per società di medie e grandi dimensioni. Il quadro attuale appare dunque particolarmente complesso, perché questa prima crisi dell’era della globalità ha messo a nudo i punti di forza e di debolezza delle aziende in un momento in cui il passaggio del testimone non si è spesso completato, e viene nel contempo richiesta una rapida ridefinizione della vision aziendale.
In fondo, il fine di ogni impresa è quello di trovare il punto di equilibrio, di stabilire regole che possano soddisfare contemporaneamente le esigenze dei singoli componenti della famiglia – che sono poi anche membri dell’impresa – e quelle del mercato in cui essa opera; ciò rafforza la struttura dell’impresa, favorisce un ambiente sereno ma anche capace di affrontare con determinazione il tessuto economico in continuo mutamento. Il nocciolo della questione – ne sono convinto – sta proprio qui: è necessario individuare dei punti di sovrapposizione tra le aspettative opposte di generazioni diverse.

Da un lato persistono l’esperienza, la gratificazione, il successo, la stabilità e la paura di perdere ciò che si è creato, mentre dall’altra prevalgono l’insoddisfazione, la voglia di cambiamento e di misurarsi.

Il problema della successione si complica ulteriormente perché, accanto alle relazioni interpersonali, altri fattori acquistano importanza: le reali esigenze dell’impresa, gli affetti, gli intrecci patrimoniali familiari e aziendali.

È una fase in cui gli interessi individuali dei membri della famiglia e dell’azienda vengono stabiliti in un gioco di reciproco adattamento, che può portare sia a gravi conflitti sia a una più forte sinergia tra questi componenti e ad una nuova forza vitale.

Molto spesso la delicatezza del tema porta a una sorta di rimozione del problema, talvolta al rinvio, o peggio – e questo accade nei due terzi dei casi di successione – a problemi seri quando non viene affrontato in modo adeguato e organico.

Le modalità di gestione del problema sul fronte tattico e pratico sono diverse, e spaziano da quelle societarie e fiscali a quelle legali, notarili, patrimoniali e assicurative, per non parlare di quelle psicologiche e comportamentali.

È opportuno tenere in considerazione tutti questi aspetti, perché non sono da sottovalutare i rischi concreti di cessazione dell’attività o comunque di profonda discontinuità di gestione – con inevitabili riflessi sul radicamento sociale e territoriale delle imprese – se i processi di trasmissione e di successione non vengono affrontati e pianificati in modo razionale, organico e tempestivo.

Voi che cosa ne pensate?

Marco Bedogni,
VP Confapi PMI di Reggio Emilia
e direttore commerciale di Bear Plast

 

Leggi

Convegno Manager, Etica e Impresa

Si è tenuto il 23 novembre 2009 il convegno organizzato da Car Server in occasione dei quindici anni dalla fondazione dell’azienda.

Convegno che vuol essere un’occasione di confronto su fondamenti etici necessari per un nuovo sviluppo.

E’ stata posta al centro di questa riflessione la necessità di una maggiore attenzione nei confronti delle persone e del rispetto della moralità.

Riportiamo di seguito l’intervento del Sig. Marco Bedogni sul tema etica e impresa:

IL VALORE DEL RISPETTO DEI PATTI

L’articolo primo della nostra Costituzione recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”

Questa crisi mette di fronte l’imprenditore alla grande responsabilità di salvare l’impresa e l’occupazione come essenza della struttura sociale di un paese.

Oggi l’imperativo per le nostre aziende quindi è resistere, con tenacia e creatività, cercando di crearsi nuovi spazi nei mercati di oggi e di domani.

Nell’anno appena concluso, ai problemi strutturali del nostro sistema paese, si è sommata la congiuntura più grave dal dopoguerra che ha sostanzialmente sancito il crollo di un sistema dove la finanza ha preso il sopravvento sull’economia reale e ancor prima sulla politica.

Parlare di crisi ormai alle spalle, a mio avviso alimenta illusioni e se, come da più parti osservato, non si riuscirà a migliorare il sistema delle regole, ciclicamente riaffronteremo gli stessi problemi. Due anni fa, secondo un’indagine condotta su un campione rappresentativo di mille imprese manifatturiere con una media di 40 addetti, la nostra provincia si era aggiudicata il primato di città italiana con la maggior percentuale di export procapite.

Queste imprese ora hanno registrato un calo medio del fatturato intorno al 40%. Strutturalmente purtroppo non basterà una lieve inversione di tendenza del mercato domestico, per riprendere a crescere, come tutti auspicano, occorrerà invece riuscire a scalare mercati lontani e spesso difficili da penetrare per le nostre piccole e medie imprese.

Nel 2009, anche nella mia realtà aziendale che conta 40 addetti, seppur sana e referenziata e che sin dalla fondazione ha sempre onorato tutti gli impegni con Stato, dipendenti e fornitori, abbiamo dovuto far riscorso alla cassa integrazione.

Una scelta che, emotivamente, è stata molto dura da affrontare da parte della proprietà, perché per la prima volta si è avuta la misura della nostra quasi impotenza rispetto a dinamiche che ci sovrastavano.

Riflettendo su manager e responsabilità sociale dell’impresa, voglio sottolineare che nelle pmi è molto forte la presenza in prima linea degli imprenditori e proporzionalmente minore quella dei manager che, per definizione sono orientati a massimizzare il profitto nell’interesse degli azionisti.

Credo che la responsabilità sociale ed il senso etico del lavoro siano propri del dna delle pmi, e si esplicitano attraverso un clima spesso informale e aperto verso i collaboratori, rapporti non solo economici tra clienti e fornitori, un’attenzione al territorio ed all’ambiente in cui viviamo in prima persona e dove crescono i nostri figli e con un’idea di sviluppo sostenibile che non comprometta il futuro delle prossime generazioni.

Nell’ultimo decennio è stata sempre crescente l’attenzione alle risorse umane ed alla formazione come fattore strategico di sviluppo, come l’interesse per la sicurezza come valore per le persone e per tutta l’organizzazione.

Abbiamo inoltre posto la massima considerazione ai temi dell’ambiente e dell’energia intesi come risorse da salvaguardare, consapevoli di come la progressione dei consumi degli ultimi decenni stia portando il pianeta verso l’autodistruzione. Una deriva a cui nel nostro piccolo ogni giorno cerchiamo di opporre un’inversione di rotta, grazie alla nuove tecnologie messe in campo dalla green economy.

Che ruolo gioca lo Stato nella determinazione del contesto?

Tutti i riflettori sono puntati sulle imprese e sulla loro capacità di affrontare in modo etico e socialmente responsabile la crisi, tenendo conto che le ricadute degli esuberi gravano pesantemente sulle persone e sulle famiglie.

Non spetta a me analizzare le ragioni storiche che hanno portato alla moltiplicazione di una serie di gravi vincoli, ma voglio sottolineare come si sia arrivati ad un sempre più drammatico scollamento tra la politica ed il paese reale. Innanzitutto nel nostro paese vi è un numero di leggi dieci volte superiore a quello necessario, e rispettarle da molti non è ritenuta una regola, ma spesso il virtuosismo di una minoranza. Assistiamo poi all’inefficienza e lo sperpero di denaro pubblico che si abbina ad un sistema fiscale iniquo , superato e farraginoso, motivo per cui da decenni i conti dello Stato non tornano. Altri fattori che aggravano la situazione sono l’economia sommersa, una giustizia lenta e inefficace ed un sistema forte con i deboli e debole con i forti. Le nostre carceri sono piene, ma di fronte ai più gravi scandali finanziari i responsabili rimangono spesso impuniti e non fanno nemmeno un giorno di prigione.

Lo Stato non dovrebbe dare il buon esempio e avere per primo un comportamento etico?

Un tema grandissimo è quello dei pagamenti: le amministrazioni statali e le aziende parastatali pagano i propri fornitori con tempi inaccettabili per le pmi. Lo stesso fanno normalmente i grandi committenti ignorando la Legge 192/98 che disciplina i tempi di pagamento della Subfornitura, che non devono superare i 60 giorni. Questi dati sommati ai meccanismi del sistema creditizio, ispirato alle logiche di Basilea2, rischiano di innescare un circolo vizioso e dirompente.

E’ necessario che le regole vengano rispettate e le banche ritornino a svolgere il loro ruolo di sostegno alle imprese al più presto. Un’altra iniquità è posta nel meccanismo di riscossione IVA che non tiene conto del fatto che le aziende incassano in tempi dilazionati.

Rispetto all’ingiustizia del sistema fiscale balzano all’occhio operazioni come lo scudo fiscale, nei termini in cui è stato realizzato, che, se da un lato consentono un piccolo recupero di denaro rispetto a quanto sostanzialmente sottratto al fisco, dall’altro fanno gridare vendetta a tutti coloro che hanno lavorato e pagato onestamente le tasse. Infine voglio affrontare il tema della giustizia. Ad un contesto generale dove già la lentezza ed i costi della giustizia sono un grosso problema per le aziende, specie per quelle meno strutturate, si sono aggiunte misure come la depenalizzazione del falso in bilancio che, piuttosto che ad uno stato di diritto rimandano maggiormente ad una idea di jungla ove vige solo la legge del più forte. In conclusione credo che la sfida del fare impresa oggi nel nostro paese vada ben oltre le problematiche della congiuntura per quanto pesante. Si vedono purtroppo minate alla base le condizioni fondamentali di contesto che spingono l’imprenditore a lanciarsi verso una nuova sfida.

Credo che vadano affrontati con forza e rigore i nodi strutturali da decenni irrisolti e attuate misure che diano fiato nel brevissimo all’economia.

Se ciò non avvenisse una piccola azienda, socialmente responsabile e attenta, come potrà sopravvivere nel contesto attuale?

Leggi

“Bedogni su IRAP e Fisco”

“Bedogni (VP Confapi PMI- RE) su IRAP e Fisco”

Clicca sull’articolo per ingrandirlo
Articolo uscito in data 03 Novembre 2009 su Corriere della Sera.

Leggi